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Regioni sponsor dei bed & breakfast

Il Sole 24 Ore
19 Maggio 2003


Bed & breakfast ormai regolamentato in tutt'Italia. L'ultima Regione a varare norme apposite che consentono a privati cittadini - senza troppa burocrazia - di affittare camere con prima colazione è stata la Calabria, lo scorso febbraio. Per molte Regioni, anzi, siamo già alla seconda o terza "tornata" di leggi sul B&B, che spesso sono state integralmente riscritte (Basilicata, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia), riviste (Sicilia, ad aprile 2003), o precisate con regolamento (Toscana), in genere ammorbidendo le regole e incrementando il numero di camere ammissibili in ogni appartamento privato.

Un autentico boom. Nel frattempo si sta registrando un incredibile boom della nuova formula di ospitalità extra-alberghiera, spinta dall'entusiasmo dei turisti in cerca di risparmio e del calore di una famiglia, in alternativa alle stanze, spesso anonime, di un residence o di una pensione. Ma è un'attività resa anche popolare tra i proprietari di casa come occasione per arrotondare il bilancio familiare, senza troppi "passaggi di carte" e pur essendo privi di una vera a propria esperienza alberghiera.

Se si esclude la Provincia autonoma di Bolzano - apripista in materia già nel 1996 - quasi tutte le Regioni hanno varato leggi in materia nel corso del quadriennio 1999-2003. Ci si è quindi messi rapidamente al passo con il resto dell'Europa, dove la tradizionale insegna «B&B» spunta da decenni dagli angoli delle case. Fino a poco fa, invece, l'offerta di una qualsiasi ristorazione, o anche solo di un servizio come il regolare cambio delle lenzuola, era concepita come un'attività imprenditoriale, tipica degli affittacamere o dei residence, con tutti gli obblighi conseguenti (partita Iva, iscrizione alla Camera di Commercio e così via). Una rete di adempimenti che rendeva impraticabile, per una normale famiglia, l'offerta di camere a uso turistico nel rispetto delle leggi.

Non solo B&B. Si può dar conto, inoltre, di una nuova tendenza: quella del superamento del tradizionale concetto di B&B. Nella Provincia autonoma di Bolzano e in Toscana le norme consentono non solo la somministrazione della prima colazione, ma anche quella di tutti gli altri pasti. A Bolzano, anzi, una modifica introdotta dalla legge 2/2000 consente addirittura di evitare gli adempimenti burocratici minimi se nel corso di un anno non si stipulano più di quattro contratti d'affitto per camera, anche con pensione completa.

Il numero di camere. Il bed and breakfast è obbligatoriamente legato da quasi tutte le Regioni alla gestione di tipo familiare, e all'ospitalità nella casa dove la famiglia risiede abitualmente. Ci sono Regioni che impongono di non utilizzare personale di servizio dipendente, dimenticandosi che può trattarsi di un'assurdità se, per esempio, si paga già una domestica per i lavori di casa. L'alloggio in casa ha due tipi di eccezioni. In Valle d'Aosta, Puglia e Marche, è consentito che l'edificio ospitante disti fino a un massimo di 50 metri dalla residenza principale. In Provincia di Bolzano è possibile gestire fino a quattro appartamenti ammobiliati esterni, purché ubicati nello stesso edificio.

È sempre fissato un numero massimo di camere, in genere 3 o 4. In Puglia ci si spinge fino a 6 (di cui due singole, però), altrettante ne sono previste a Bolzano (senza limiti di letti), mentre in Sicilia una recentissima modifica (legge 3 del 17 aprile 2003) ha ampliato il numero a 5, ma con ben 20 letti, disponendo, tra l'altro, che non solo i proprietari di casa, ma anche i loro inquilini, possano gestire un B&B.

Periodi di attività e Fisco. La caratteristica principale del bed and breakfast è che deve rimanere un'attività occasionale. Lo impongono le norme fiscali nazionali che, in caso contrario, pretendono che il contribuente apra partita Iva e faccia fattura. Spesso sono fissati anche periodi massimi a cliente (30 giorni) o addirittura nel corso dell'anno. Non sono, però, necessari cambi d'uso dell'immobile né iscrizioni alla Camera di commercio.

È ormai accertato, anche grazie a circolari delle Entrate, che il reddito ricavato vada compreso tra quelli «diversi», nel 730 o nell'Unico. Quindi, i canoni di locazione riscossi non vanno riportati nella sezione «fabbricati» e non si perde in alcun modo la possibilità delle detrazioni previste per l'abitazione principale (quella totale dall'Irpef e quella parziale dall'Ici, oltre all'eventuale aliquota ridotta).

a cura di Silvio Rezzonico e Alberto Stringhi